The veins of car park

scritto da Zaffiro
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Autore del testo Zaffiro

Testo: The veins of car park
di Zaffiro

Il parcheggio multipiano
respira male.

Ha polmoni di cemento
e vene fluorescenti
che pulsano
sotto il neon malato
del livello -3.

Ogni automobile
gli attraversa il corpo
come un globulo distratto.

Ci sono utilitarie stanche,
SUV arroganti,
motori col colesterolo alto,
e vecchie Fiat
che tossiscono benzina
negli angoli più bui.

Di notte
le rampe sembrano arterie
avvolte su se stesse,
un sistema circolatorio
progettato da un architetto insonne
o da un cardiologo depresso.

L’ascensore sale lentamente
come un coagulo.

Al piano cinque
una donna fuma
guardando il vuoto
tra due colonne numerate.

Pare stia aspettando qualcuno.
Oppure un infarto.

I sensori lampeggiano
come elettrocardiogrammi nervosi.
La sbarra d’ingresso
decide chi può vivere
e chi deve fare retromarcia.

Ho visto uomini
perdere la dignità
cercando il ticket smarrito.

Altri pregare
davanti alla cassa automatica
come pellegrini metallici
del dio Contactless.

Nel settore C
c’è una macchina abbandonata
dal 2017.

Ha quattro dita di polvere
sul cofano
e dentro, sul sedile posteriore,
una bottiglia vuota
che riflette ancora
la luce sporca dei neon.

Qualcuno dice
che apparteneva
a un rappresentante di aspirapolveri
sparito senza dimettersi dal mondo.

Da allora
il parcheggio trattiene il respiro
a ogni sirena lontana.

Io ci entro spesso
quando piove.

Mi piace ascoltare
il battito artificiale
delle luci automatiche
che si accendono una dopo l’altra
al mio passaggio,

come se il mostro
riconoscesse ancora
il sangue dei vivi.

The veins of car park testo di Zaffiro
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